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Allerta prodotti “HEALTHY”: non tutti lo sono! Scopriamo cosa c’è dentro.

Una cosa ormai è chiara: siamo nell’era dell’iper-indistrializzaizone! Nell’era dove anche per praticare uno sport semplice come la corsa esistono innumerevoli congegni e attrezzi provenienti dalle più tecnologiche delle aziende per assicurare che il movimento sia funzionale, efficiente e rendere le nostre performance delle esperienze veramente uniche.

Ma cosa succede se questo avvenisse anche per il cibo? O meglio, cosa succede per via del consumo incontrollato di tutti questi cibi spesso classificati come helathy?

“Quando mangiamo una ciotola di cereali al mattino è come se mangiassimo un pacchetto di caramelle.” Questa affermazione viene da uno studio recentissimo su tutti quegli alimenti che spesso e volentieri affollano gli account instagram e le pagine di riviste e giornali del settore fitness e wellness. Ovviamente non sto generalizzando o demonizzando completamente questi cibi ma semplicemente cercando di fare chiarezza su cosa siano e perchè siano troppo spesso sopravalutati.

Di quali alimenti stiamo parlando? La passata di pomodoro, il riso parboiled, la panna liquida e i succhi di frutta sono già di per se dei prodotti lavorati, vale a dire materie prime lavorate al fine di essere più fruibili o appetibili ai consumatori. Ma l’accento oggi vorrei porlo su quegli alimenti che gli esperti hanno riqualificato come come frazionati o ricombinati con una lunga lista di ingredienti e additivi industriali, ovvero utilizzati solo dalle industrie, cose che non troverete al supermercato per capirci.

Gli snack in barretta, i sostitutivi del pasto e tanto altro ancora sono prodotti ultra-trasformati ovvero matrici create dall’uomo pezzo per pezzo usando ingredienti o additivi cosmetici per ridare gusto, colore e texture ad alimenti che hanno perso le loro caratteristiche per via di una eccessiva trasformazione delle materie prime. E’ un pò come verniciare una parete affinché ritorni bianca quando sotto resta sempre del colore originario.

Questi prodotti hanno tre grandi caratteristiche che li rendono pericolosi per la salute se consumati regolarmente.

Sono una indiscutibile fonte di zuccheri a rapido assorbimento. Il livello di glucosio nel sangue si innalza subito dopo l’assunzione creando dei picchi insulinici che a lungo andare possono portare all’insulino-resisteza e in seguito persino al diabete di tipo 2.

Saziano poco perche sono ricchi di grassi e zuccheri aggiunti che sono i due nutrienti meno “sazianti” rispetto alle fibre e alle proteine che in genere si trovano nel cibo meno lavorato o naturale.

Sono prodotti raffinati. Gli studi parlano di “calorie vuote” perchè mancanti di composti bio-attivi come appunto fibre, minerali e vitamine ma anche di carotenoidi e polifenoli. Questo cocktail costituisce la base dell’alimentazione e qualora questa base venga in qualche modo scombinata si potrebbe andare in contro a probelmi ormonali, cardiovascolari e ad alcuni tipi di tumore.

Ma parliamo di cifre: 2 milioni di esseri umani hanno carenze alimentari e purtroppo non sono sempre abitanti di pesi in via di sviluppo. Ci sono al mondo 6 milioni di obesi e 300 mila circa sono diabetici. L’OMS ( organizzazione mondiale della sanità ) conta che nel 2030 il diabete sarà tra le prime 7 cause di morte al mondo. Se continuiamo quindi a consumare regolarmente questi alimenti il diabete e l’obesità prenderanno sempre più piede. In alcuni paesi come l’Arabia Saudita il 20% della popolazione ha il diabete mentre a Città del Messico il 14% dei ragazzi ha il diabete di tipo 2, generalmente tipico delle persone anziane.

Ma allora perchè continuiamo a mangiare sistematicamente barrette e cibi derivati da processi chimici?

Perchè sono costruiti per soddisfare il palato, arricchiti di zuccheri, sale e grassi, che notoriamente sono veri e propri alimenti “addictive” in grado si dare una vera e propria assuefazione. Spesso poi, le confezioni in cui si presentano ai nostri occhi sono accattivanti: soprattutto per i bambini, pensate ad una confezione di cereali per la colazione sicuramente sopra ci sia raffigurato il super eroe del momento. In ultimo credo che l’acquisto venga dettato dall’ignoranza. La nostra società manca di educazione alimentare ed è per questo che si lascia convincere da ciò che viene scritto sulle confezioni. Chi vende questi alimenti sa che scrivere “healthy” o “ricco di omega 3 ” o ancora “arricchito di vitamine”  li aiuterà sicuramente a passare dalla parte dei buoni.

Ma come fare a riconoscerli?

Leggendo la lista degli ingredienti. Più leggete parole complesse come agglomerante, carbonato acido d’ammonio, convertitore di sapidità, insomma meno conoscete il significato di queste parole più alto sarà il rischio di avere tra le mani del cibo iper-lavorato.agglomerante, carbonato acido d’ammonio, convertitore di sapidità, insomma meno conoscete il significato di queste parole più alto sarà il rischio di avere tra le mani del cibo non perfettamente healthy.

Ma se non sono naturali e ricchi di cose buone come dichiarano allora come siamo arrivati a concepire questo genere di alimenti?

Gli studiosi del settore agro alimentare parlano di “transizione nutizionale” che significa che siamo passati da una alimentazione tradizionale ad una trasformata e poi ad una ultra-trasformata legata alla iper-industrializzazione della attuale società. In secondo luogo vediamo prendere sempre più piede un pensiero che vede nella riduzione degli alimenti in ingredienti singoli come la soluzione più semplicistica e più veloce all’assunzione di determinati nutrienti. D’altronde, scusate il gioco di parole, se l’alimento non è che la somma di determinati nutrienti perchè non suddividerlo?  Le calorie e gli stessi nutrienti diventano intercambiabili secondo questa logica; ma attenzione! Se consumassimo 500 kcal di alimento ultra-trasformato non otterremmo lo stesso effetto sulla salute rispetto a 500 kcal di prodotto non lavorato. Ecco perchè sarebbe ora di tornare ad un approccio più olistico all’alimentazione. Quando dico olistico intendo dire che ” il tutto è superiore alla somma delle parti”, intendo che dovremmo tornare ad una visione globale. Iniziando a capire che il potenziale nutritivo di un alimento preso nella sua globalità è più importante della somma del potenziale nutritivo dei singoli ingredienti. D’altronde come si dice: l’unione fa la forza!

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